{"id":2654,"date":"2013-07-29T22:36:16","date_gmt":"2013-07-29T20:36:16","guid":{"rendered":"http:\/\/underground.noblogs.org\/?p=2654"},"modified":"2013-07-29T22:36:16","modified_gmt":"2013-07-29T20:36:16","slug":"no-tav-sangue-gas-e-torture-cronaca-e-riflessioni-dopo-il-19-luglio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/underground.noblogs.org\/?p=2654","title":{"rendered":"No Tav. Sangue, gas e torture. Cronaca e riflessioni dopo il 19 luglio"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/underground.noblogs.org\/files\/2010\/08\/149017-no tav-e1309884823569.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-75\" alt=\"no tav.gif\" src=\"https:\/\/underground.noblogs.org\/files\/2010\/08\/149017-no tav-e1309884823569.gif\" width=\"150\" height=\"100\" \/><\/a>19 luglio. L&#8217;estate No Tav, partita in sordina, sta entrando nel vivo. Alcune decine di tende sono piantate nella piana di Venaus.<br \/>\nCirca 400 No Tav partono da Giaglione lungo la strada delle Gorge per una notte di lotta al cantiere. Da alcuni giorni la Prefettura ha fissato i confini di una nuova zona rossa intorno alle recinzioni. I divieti non hanno mai fermato i No Tav, non lo fanno nemmeno questa volta. Protagonisti della serata sono soprattutto i solidali che, come ogni estate, sono accorsi in Val Susa. Alcuni percorrono di notte i sentieri per la prima volta: la serata \u00e8 molto scura, le nubi coprono la luna quasi piena.<!--more--><br \/>\nLa polizia \u00e8 fuori dalle recinzioni, schierata oltre il ponte sul torrente Clarea: all&#8217;arrivo dei primi No Tav partono le cariche. La A32 anche questa volta \u00e8 stata chiusa. Dieci blindati la percorrono con i lampeggianti spenti e si fermano sul viadotto nei pressi del cancello che immette sulla strada delle gorge. Altre volte i militari avevano scelto questa posizione per sparare dall\u2019alto lacrimogeni sui manifestanti imbucati nel sottopasso della A32. Questa volta, dopo i gas avanzano le truppe, che spezzano in due in manifestanti, intrappolandone circa 150 nella zona dei Mulini. Un punto molto pericoloso per una manovra che non lascia vie di fuga: da un lato la gorgia scende brusca, dall\u2019altro c&#8217;\u00e9 una zona di vigne abbandonate, franosissima.<br \/>\nNel buio piovono le manganellate, il gas soffoca ed acceca, molti gridano in preda al panico, cercando di inerpicarsi sul costone, scivolando in mezzo alle pietre che rotolano.<br \/>\nLa polizia fa il suo bottino: 9 no tav vengono presi e portati nel cantiere. Lungo il tragitto botte, insulti, colpi di manganello. Un\u2019attivista pisana, Marta, viene colpita in faccia da una manganellata che le spacca il labbro superiore, mentre gli eroi dell\u2019antisommossa la palpeggiano tra le gambe, le toccano i seni, la insultano. Un ragazzo di 17 anni sviene per le botte e si ritrova nel fortino con fratture e la faccia piena di sangue. Gli uomini in divisa mirano sempre al volto, per nascondere sotto un velo rosso lo sguardo e l&#8217;umanit\u00e0 di chi lotta perch\u00e8 immagina un mondo diverso da quello in cui siamo tutti forzati a vivere.<br \/>\nGli arrestati vengono tutti percossi con violenza anche dopo l&#8217;arresto: trascorreranno ore prima di essere portati in ospedale e, di l\u00ec, alle Vallette. Le loro storie, raccolte nelle ore e nei giorni successivi, sono normali storie di tortura.<br \/>\nPer chi riesce ad allontanarsi comincia una lunga marcia notturna, nel silenzio dei boschi che nascondono i No Tav dalla caccia dei poliziotti che li braccano. Chi era riuscito a sfuggire alla trappola torna a Giaglione. Qualcuno si massaggia un braccio, altri hanno la testa che sanguina, altri ancora una commozione cerebrale e una caviglia rotta. Comincia la spola per portare i feriti pi\u00f9 gravi all&#8217;ospedale. Il lento e duro ritorno dei No Tav termina all&#8217;alba. Chi arriva, sfinito, trova i propri compagni che attendono da ore. I primi racconti descrivono la violenza della polizia e la solidariet\u00e0 che prevale dopo il panico, nel mutuo appoggio tra i boschi: un goccio d&#8217;acqua, qualcosa da mangiare che viene condiviso tra tutti.<br \/>\nIl giorno dopo il campeggio di Venaus sembra un ospedale da campo: chi zoppica e chi esibisce vistose fasciature, bende in testa, cerottoni, ingessature. Il bilancio finale \u00e8 di 63 attivisti feriti. Anche la polizia sostiene che sarebbero una quindicina gli uomini e le donne in divisa feriti e contusi.<br \/>\nLa questura nella sua conferenza stampa recita un copione ormai consolidato. Vengono esibite maschere antigas, qualche petardo, qualche bastone, il solito \u201cmortaio\u201d. In bella mostra c&#8217;\u00e9 il bottino di una guerra in cui non vengono mai mostrati i manganelli insanguinati, i fucili che sparano i gas, le maschere dei poliziotti e dei carabinieri, i bossoli dei lacrimogeni. Nei confronti degli arrestati vengono formulate accuse durissime: resistenza, violenza, porto di armi da guerra.<\/p>\n<p>Marted\u00ec 23 luglio il GIP convalider\u00e0 gli arresti e disporr\u00e0 i domiciliari per sei No Tav e l&#8217;obbligo di firma quotidiano per il settimo. Gli altri due fermati nella notte del 19 erano stati denunciati e rilasciati a piede libero all&#8217;alba del 20 luglio.<br \/>\nIl giorno dopo il senatore democratico Stefano Esposito scriver\u00e0 sul suo blog indicando un esponente del comitato No Tav di Bussoleno come mandante del tentato assalto al cantiere. Gi\u00e0 nei giorni precedenti aveva accusato il settimanale anarchico Umanit\u00e0 Nova di incitare alla violenza, per un articolo scritto da Maria Matteo, titolato \u00absoldi e sabotaggi\u00bb. Non pago Esposito arriver\u00e0 a sostenere che l&#8217;attivista pisana molestata pesantemente durante l&#8217;arresto aveva mentito e si era meritata gli otto punti necessari a rattopparle il labbro spaccato.<br \/>\nLa mattina del 20 luglio tra chi tornava alla propria vita dopo la notte in Clarea, qualcuno avr\u00e0 ricordato che 12 anni prima, in luglio sin troppo assolato, un carabiniere aveva sparato in faccia ad un ragazzo di 23 anni.<\/p>\n<p>Il 23 luglio una fiaccolata percorre le vie di Susa. Il corteo \u2013 2000 persone &#8211; era aperto dalle donne solidali con Marta, la No Tav pisana ferita e molestata sessualmente da alcuni poliziotti dei reparti antisommossa il 19 luglio. I No Tav hanno sostato lungamente di fronte all\u2019hotel Napoleon, che ospita carabinieri di stanza alla Maddalena, di fronte alla pizzeria Mir\u00f2 che ha stipulato una convenzione con gli occupanti, e al comune, schierato con la lobby del Tav. La manifestazione si \u00e8 conclusa di fronte alla villetta del sindaco Gemma Amprino.<br \/>\nSin qui la cronaca.<\/p>\n<p>La polizia ha deciso di alzare il livello dello scontro. Una scelta pianificata e sin troppo prevedibile. La presenza nel cantiere di due magistrati come Padalino e Rinaudo, gi\u00e0 titolari di numerose inchieste contro l&#8217;opposizione sociale in provincia di Torino, la dice lunga sulla pianificazione della mattanza del 19 luglio.<br \/>\nI media da settimane avevano ripreso a pubblicare articoli incendiari contro il movimento No Tav, accusato di essere ostaggio di professionisti della violenza, di aver ceduto il campo agli specialisti venuti da tutta Europa per fare la guerra allo Stato.<br \/>\nTra gli articolisti che hanno commentato gli eventi in Clarea si \u00e8 distinto Paolo Griseri, che definisce il rapporto tra il movimento valsusino e i solidali venuti da fuori come una sorta di outsourcing degli scontri pi\u00f9 duri. Un&#8217;esternalizzazione consensuale, una sorta di patto tra gentiluomini. Va dato atto a Griseri di avere l&#8217;onest\u00e0 intellettuale di non sostenere la tesi della divisione tra buoni e cattivi, che viene sempre smentita dai fatti. Ogni volta un&#8217;assemblea popolare, una manifestazione con grandi numeri, una marcia di tutti al cantiere, hanno dimostrato l&#8217;inconsistenza di un&#8217;argomentazione che ha pi\u00f9 il sapore della speranza che seriet\u00e0 nei fondamenti argomentativi.<br \/>\nPi\u00f9 pragmatico di Griseri, Numa punta su una tesi intermedia: la perdita di controllo del movimento valsusino e un accordo &#8211; cui regala anche il nome suggestivo di \u00abPatto del Cels\u00bb &#8211; tra anarchici ed autonomi, separati su tutto ma uniti nel perseguire attacchi violenti.<br \/>\nSignificativo che la maggior parte dei commentatori abbiano minimizzato, talora censurato e persino negato le violenze subite dai No Tav.<br \/>\nUn mondo in bianco e nero, sostanzialmente asservito alla lobby del Tav. Nulla di strano. L&#8217;informazione \u00e8 oggi uno dei pilastri nella costruzione del consenso intorno a scelte non condivise. La criminalizzazione e l&#8217;isolamento dell&#8217;opposizione riescono meglio se le scelte disciplinari pi\u00f9 dure vengono sorrette da un buon lavoro di propaganda.<\/p>\n<p>Proviamo a mutare prospettiva. Al di l\u00e0 dei fatti che abbiamo provato a ricostruire e della valutazione che ne hanno dato politici e media.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una domanda che il movimento No Tav non pu\u00f2 eludere. Perch\u00e9 il governo, il prefetto, la polizia hanno ritenuto fosse possibile un&#8217;accelerazione repressiva? Anche i giornali hanno scritto di una sorta di cambio di strategia.<br \/>\nNelle tante riunioni tenutesi in questi giorni molti ipotizzavano che da un lato la compagine governativa che sostiene il Tav sia oggi pi\u00f9 forte che in passato, altri hanno puntato l&#8217;indice sul sempre pi\u00f9 scarso entusiasmo del governo francese verso la Torino Lyon.<br \/>\nNessuna di queste ipotesi ci pare convincente, perch\u00e9 in Italia le maggioranze a favore del Tav sono sempre state forti e le esitazioni della Francia non sono certo una novit\u00e0.<br \/>\nLa posta in gioco &#8211; non certo da oggi &#8211; va ben al di l\u00e0 della torta Tav. Non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione di treni: in ballo c&#8217;\u00e9 il disciplinamento di un movimento popolare che non si \u00e8 mai rassegnato all&#8217;occupazione militare. I No Tav non si sono mai arresi. Mese dopo mese, sin dallo sgombero della libera repubblica della Maddalena, ci sono state azioni di contrasto, serate informative, presidi, blocchi, occupazioni dell&#8217;autostrada e sabotaggi. Il movimento No Tav non ha mai voluto trasformarsi in impotente testimone dello scempio, limitandosi alla denuncia delle sciagure senza far nulla per impedirle.<br \/>\nNonostante gli arresti, i feriti, i processi, i fogli di via, le violenze della polizia, nonostante il continuo tentativo di dividere i buoni dai cattivi, i No Tav hanno resistito.<br \/>\nVa rilevato che il cambio di passo avvenuto nella notte del 19 luglio riguarda solo l&#8217;ultimo anno. Prima, dall&#8217;assedio del 3 luglio 2011 al primo campeggio di Chiomonte, dalla mattanza dell&#8217;8 dicembre 2011 in Clarea, alle feroci cariche in autostrada del 29 marzo 2012 i governi di turno non si erano certo sottratti al dovere pedagogico di imporre ai resistenti numerosi corsi accelerati di dottrina dello Stato. Corsi molto utili e formativi per i No Tav. Certo non tutti partecipano alla lotta per \u00abfare la guerra allo Stato\u00bb, tuttavia grazie alla violenza dispiegata in questi anni molti hanno migliorato le proprie conoscenze sulla democrazia reale. In futuro i peggiori incubi dei nostri avversari potrebbero persino avverarsi.<br \/>\nNell&#8217;ultimo anno i governi hanno puntato sulla rassegnazione, sull&#8217;accettazione del fatto che i lavori per il tunnel geognostico sono cominciati davvero, che le azioni al cantiere sono inutili, perch\u00e9 l&#8217;azione preventiva delle forze dell&#8217;ordine rende pressoch\u00e9 impossibile raggiungere il cantiere. Dopo la prima passeggiata notturna dell&#8217;estate 2012 l&#8217;azione della polizia \u00e8 stata rivolta a chiudere ogni accesso, obbligando i manifestanti a lunghissime camminate nei boschi per riuscire solo a tratti ad avvicinarsi alle reti.<br \/>\nSu di un altro piano, le azioni di contrasto dell&#8217;occupazione militare, di sabotaggio collettivo delle ditte collaborazioniste, di intralcio dei lavori del cantiere con blocchi e con il presidio a Chiomonte non hanno mai avuto lo slancio necessario a fare massa critica.<br \/>\nLa risposta di alcuni ad una situazione frustrante sono state le azioni notturne a sorpresa contro il cantiere e, successivamente, anche otto sabotaggi a mezzi delle ditte fuori dal cantiere.<br \/>\nIl movimento No Tav in un&#8217;assemblea popolare ha deciso di appoggiare la pratica del sabotaggio diretto alla distruzione di beni materiali senza colpire le persone.<br \/>\nUna scelta giusta che tuttavia rischia di produrre nei fatti una divisione tra chi agisce e chi plaude le azioni. Come scriveva la nostra compagna nell&#8217;articolo che ha suscitato le attenzioni del senatore Esposito \u00abI sabotaggi sono il segno tangibile di una tensione forte a non arrendersi ai giochi della politica istituzionale, ma se restano patrimonio di pochi, cui i pi\u00f9 delegano la lotta, possono rappresentare il canto del cigno del movimento.<br \/>\nOccorre creare le condizioni perch\u00e9 i tanti che plaudono ma non partecipano in prima persona si impegnino direttamente nelle azioni. Il cantiere di Chiomonte \u00e8 il luogo scelto dallo Stato per giocare con violenza la propria partita: sinora i governi e la polizia hanno sbagliato poche mosse, facilitati da un terreno che li favorisce.\u00bb Chiomonte \u00e8 stata scelta per il cantiere perch\u00e9 era il posto ideale per fare la guerra. Un luogo lontano dagli occhi, dall\u2019indignazione, dal passo di un movimento popolare.<\/p>\n<p>Allo Stato serve la guerra, perch\u00e9 la guerra \u00e8 l&#8217;ambito degli specialisti, allo Stato piace la guerra perch\u00e9 ha il monopolio formale e materiale della violenza. Lo Stato ha i mezzi per alzare il livello dello scontro. Quando il governo decide gli apparati repressivi eseguono con gran gusto gli ordini ricevuti.<br \/>\nDopo un anno non facile per il movimento No Tav, troppo a lungo sedotto dall\u2019illusione elettorale, lo Stato si sente pi\u00f9 forte e lancia l\u2019offensiva.<br \/>\nOggi il governo non teme pi\u00f9 un\u2019insurrezione popolare in risposta alle violenze del 19 luglio. Sebbene sappia bene che il popolo No Tav appoggia le azioni, sa tuttavia che quest\u2019appoggio \u00e8 soprattutto morale. La materialit\u00e0 dello scontro divide chi pure resta unito sia sugli obiettivi sia sui mezzi per perseguirli.<\/p>\n<p>La sfida difficile che il movimento No Tav deve affrontare \u00e8 rimettere in pista tutti quanti. Qualcuno in prima fila, qualcun altro pi\u00f9 indietro, altri ancora in fondo, ma insieme per far nuovamente lievitare la miscela di radicalit\u00e0 e radicamento che \u00e8 la ricetta vincente dei No Tav.<br \/>\nIl prossimo anno dovrebbe partire la sfida per l\u2019inizio del cantiere per il tunnel di base: in quell\u2019occasione dovranno militarizzare il territorio, piazzando soldati, poliziotti e carabinieri, in mezzo alle case. Non avranno pi\u00f9 il riparo di un angolo remoto come la Clarea, ma un luogo pieno di case, di gente. Ancora oggi, nonostante, non sia esplosa nei due anni precedenti, il governo non pu\u00f2 sapere se di fronte ad espropri, camion, polizia in tutte le strade la risposta non sar\u00e0 di resistenza e barricate. Non lo sanno ma ancora lo temono. Per questa ragione mirano a seminare la paura con le teste rotte, le gambe spezzate, le molestie, gli insulti, le calunnie. La notte del 19 luglio hanno chiuso i manifestanti in un budello senza uscita per dimostrare che sono in grado di controllare a piacimento il territorio, che possono gasare e pestare a pochi metri dal cantiere dove fervono i lavori. Non solo. In questo luglio la presenza dei militari \u00e8 divenuta molto pi\u00f9 visibile ed asfissiante: i carabinieri in hotel a Susa, invece che nelle stazioni sciistiche in alta valle, i continui posti di blocco sulle due statali, i controlli a tappeto sono il segno tangibile che lo Stato ritiene venuto il momento di mostrare nuovamente la propria forza.<br \/>\nOccorrer\u00e0 molta intelligenza e una grande capacit\u00e0 di confronto per dare una risposta adeguata all\u2019accelerazione decisa dal governo.<br \/>\nIl punto di partenza \u00e8 il territorio. Sul piano politico e sociale sono tanti i nodi che stanno venendo al pettine: la crisi che sta costando lacrime e sangue ai pi\u00f9, mentre arricchisce i soliti pochi, consente di pensare a orizzonti di lotta pi\u00f9 ampi, dove le alleanze tra i movimenti e il mutuo appoggio si estendano.<br \/>\nLe stesse articolazioni materiali del Tav si trovano ovunque sul territorio, offrendo larghi spazi di contestazione e lotta, capaci di coinvolgere tutti. Le lotte dure ma vincenti dei lavoratori della logistica hanno dimostrato che lo smistamento, la dislocazione e la circolazione delle merci \u00e8 uno dei punti deboli in un\u2019epoca in cui la gran parte del lavoro \u00e8 asservito e ricattabile.<br \/>\nQueste lotte offrono anche al movimento No Tav numerosi spunti di riflessione su possibilit\u00e0 di azione sinora mai esperite sino in fondo.<br \/>\nUn accampamento\/blocco di qualche centinaio di persone \u2013 uomini, donne, bambini, anziani, che piazzino tende, cucine da campo, campi da calcio, dandosi il cambio giorno e notte potrebbe impensierire seriamente i signori del manganello e del tribunale.<br \/>\nTante piccole azioni, semplici e riproducibili, che inceppino la macchina dell\u2019occupazione militare e del cantiere, che ha gangli e ramificazioni ovunque potrebbe &#8211; senza troppi rischi &#8211; creare grandi difficolt\u00e0 a chi occupa, devasta, lucra sulle nostre vite.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 molto tempo. Come sempre occorrer\u00e0 riflettere facendo e fare pensandoci su.<br \/>\nLa forza dei No Tav \u00e8 nel movimento popolare. Una pianta resistente ma delicata. \u00c8 compito di tutti mantenerla viva.<\/p>\n<p>(Questo testo \u00e8 la sintesi del confronto e della discussione tra i compagni e le compagne della Federazione Anarchica Torinese)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/anarresinfo.noblogs.org\/\" target=\"_blank\">http:\/\/anarresinfo.noblogs.org\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>19 luglio. L&#8217;estate No Tav, partita in sordina, sta entrando nel vivo. Alcune decine di tende sono piantate nella piana di Venaus. Circa 400 No Tav partono da Giaglione lungo la strada delle Gorge per una notte di lotta al cantiere. 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