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EMMA – culture e pensieri libertari

Copertina numero 3 della rivista

Domenica 29 maggio 2022, ore 17,30

presso il Circolo ARCI “Al Bafo” di Seriate (BG), piazza Bolognini.

Presentazione, a cura della redattrice Carlotta Pedrazzini, della rivista libertaria “EMMA”.

Periodico semestrale che si occupa di esperienze e lotte con presenze di matrice libertaria; con alle spalle la lunga storia del movimento anarchico, contraltare critico del potere ed in particolare delle derive autoritarie e delle ingiustizie. Per offrire strumenti interpretativi della realtà attuale.

Partecipiamo e confrontiamoci.

 

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Storie d’anarchia per 50 ritratti

Sabato 26 marzo 2022, ore 17,30

Presso il circolo ARCI “Al Bafo” di Seriate (piazzetta Bolognini)

 

Lorenzo Pezzica presenta il suo libro:

Storie d’anarchia per 50 ritratti. Racconto corale di immagini, sogni, canzoni e storie

Nel libro l’artista Pietro Spica ritrae 50 anarchici e anarchiche fra i più significativi. Ogni ritratto è arricchito da Lorenzo Pezzica con note biografiche, canzoni e poesie, citazioni che si srotolano e rincorrono l’un l’altra, per delineare una toccante storia corale.

Nei ritratti: William Godwin, Stirner, Proudhon, Bakunin, Louise Michel, Carlo Cafiero, Lucy Parsons, Errico Malatesta, Voltairine de Cleyre, Gaetano Bresci, Emma Goldman, NoeItō, Lucía Sánchez Saornil, Buenaventura Durruti, Maria Luisa Berneri, Amedeo Bertolo, Paolo Finzi, Giuseppe Pinelli e molti altri fino ai giorni nostri.

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Anarchist Bookfair 2021 – Fiera dell’editoria libertaria – 22^ edizione

Domenica 19 dicembre 2021

Presso il circolo “Al Bafo”, via Decò e Canetta – p.zza Bolognini, Seriate

PROGRAMMA

ore 11,00: apertura dell’esposizione

ore 13,00: momento conviviale (su prenotazione: underground@inventati.org)

ore 15,15: proiezione di “Se hoVinto Se ho Perso” con i Kina, film abbinato al libro omonimo curato da Marco Pandin, edizioni Stella Nera

ore 17,00: presentazione libro “Donne delinquenti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, bandite, tarantolate”,  a cura dell’antropologa Dott.ssa Michela Zucca, edizioni Tabor

 

 

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Nome di battaglia Marzo

Venerdì 26 novembre 2021

Ore 21,00 presso il Circolo ARCI “Al Bafo”

Piazza Bolognini, Seriate (BG)

Proiezione del video-documentario “Marzo. Cronache di una vita”.

Giovanni Battista Canepa, nome di battaglia Marzo, rappresenta una peculiare figura di rivoluzionario e partigiano. Nato a Chiavari nel 1896, è protagonista, nella sua avventurosa esistenza, di tutti gli avvenimenti più importanti della prima metà del ‘900. Dalla partecipazione alla Prima Guerra Mondiale all’opposizione al fascismo e alla condanna al confino; dalla partecipazione alla Guerra civile spagnola alla Resistenza.

La particolarità di Marzo non sta però soltanto nell’aver attraversato da protagonista il secolo passato; Canepa era infatti una personalità poliedrica, capace di reinventarsi in situazioni e paesi differenti, con interessi artistici e culturali oltre che strettamente politici.

Il documentario pertanto si propone non solo di raccontare questa straordinaria figura di combattente e la sua grande umanità, ma anche di delineare, attraverso la vita di Marzo, un affresco del Novecento.

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Joan Busquets Vergés, il Semplice, guerrigliero anarchico

Giovedì 25 novembre 2021

Ore 20,30 presso il Circolo ARCI “Al Bafo”

Piazza Bolognini, Seriate (BG)

Presentazione del libro: “Il Semplice”,  biografia del guerrigliero anarchico Joan Busquets Vergés, che combatté contro il regime franchista spagnolo negli anni a metà del secolo scorso.  Incrociando la sua vita con quella di Elio Ziglioli, bergamasco, che troverà tragica morte in Catalogna nel 1949.

Recuperare queste storie significa dare ancora senso alle loro vite e alle loro lotte, spese di fatto per difendere le Risoluzioni propugnate dal sindacato CNT ovvero per la socializzazione delle attività produttive, l’egualitarismo e l’emancipazione degli individui dai dogmi reazionari; in breve per una società libertaria.

Lotte che devono essere nostre per continuare ad avversare qualsiasi regime autoritario.

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Mars on Pluto – 20 agosto 2021

Venerdì 20 agosto 2021

Dalle ore 20,00

Presso Circolo Arci “Al Bafo” di Seriate (P.zza Bolognini)

Live di “Mars on Pluto”: canti sociali e di lotta

Prima del concerto aperitivo in compagnia

David Sarnelli e Margherita Valtorta si incontrano nel 2016 per accompagnare la presentazione del libro “Il sol dell’avvenire” di Valerio Evangelisti presso il CSA bolognese VAG 61.
La comune passione per i canti sociali e di lotta sfocia quindi nella creazione di Mars on Pluto, un progetto che racchiude e sintetizza diverse stagioni della musica antagonista: dai “classici” della Resistenzaall’omaggio al gruppo “Cantacronache” di Torino, fino alla ricerca di autori contemporanei, a modo loro impegnati a lanciare messaggi e provocazioni importanti (come “Bomba Intelligente” di Francesco Di Giacomo).

Nel Maggio 2018 hanno registrato il loro primo CD autoprodotto, “Canti di lotta, d’amore e di lavoro”, presentato alla libreria Calusca di Milano.

Scarica il flyer in .pdf.

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Sullo sgombero della Kascina Autogestita Popolare

Riceviamo e volentieri diffondiamo il comunicato del Comitato 7×7 sullo sgombero della Kascina Autogestita Popolare.

§

E’ stata sgomberata la Kascina Ponchia con un blitz delle forze dell’ordine il mattino del 6 ottobre 2020. All’interno non c’era anima viva. Il giudice per le indagini preliminari ha chiesto e ottenuto il sequestro preventivo della struttura che l’ha resa inaccessibile murando i possibili accessi e sequestrando tutto il materiale politico (libri, manifesti, volantini e tutto ciò che è servito in questi anni a rendere il posto usufruibile.

Inoltre sono state denunciate 13 persone perché viste da una telecamera installata all’entrata della Kascina.

E proprio attraverso la telecamera che hanno identificato 12 persone che si sarebbero ritrovate, a loro dire, per vedere la proiezione di un incontro di calcio.  Narrazione sbirresca che potrebbe aprire scenari tragi-comici ipotizzando, magari,il daspo per tutti i 12.

Meno di un anno fa, la signora Carbone, dirigente del Comune di Bergamo, aveva denunciato che la Kascina Ponchia era stata occupata il 13 dicembre 2013 da un gruppo denominato Kap che utilizzava questo immobile per  iniziative alle quali partecipavano un enorme numero di frequentatori e denunciava come le condizioni dell’immobile fossero fatiscenti e quindi pericolose per l’incolumità degli occupanti e dei frequentatori.

Tutto questo non corrisponde al vero: una domenica di febbraio 2019, mentre molti frequentatori, famiglie e bambini trovavano all’interno della Kascina un momento di aggregazione e socializzazione, i tecnici di Palafrizzoni e dell’Ats, attuarono un sopralluogo insieme all’assessore ai Lavori Pubblici Marco Brembilla: “L’obiettivo – spiega – è quello di verificare la situazione strutturale e igienico sanitaria dell’immobile”.  Sembra che non solo per i frequentatori della Kascina l’immobile non fosse in cattivo stato, ma le stesse prime rilevazioni dei tecnici e le parole dell’assessore Brambilla non trovarono nessun pericolo strutturale o carenza igienico-sanitaria.  Le loro dichiarazioni pubblicate sui quotidiani locali così recitavano in quei giorni: “da una prima sommaria indagine non sembrano emersi problemi sotto il profilo strutturale, e nemmeno da un punto di vista igienico, Ats non ha comunicato nulla di allarmante” commenta Brembilla. Tant’è che si è poi saputo che lo stesso assessore era stato redarguito dal Comune di Bergamo per dichiarazioni non funzionali a interessi altri.

“Ora iniziamo il lavoro per restituire l’immobile alla città, con un progetto di GRANDE valenza sociale” questo è il commento della giunta militare comunale di Bergamo.

Il progetto per la ristrutturazione è stato presentato tempo fa dal Comune di Bergamo e dalla cooperativa Ruah.

La domanda sorge spontanea: debellata un’illegalità, la presunta occupazione di uno spazio sociale abbandonato restituito alla collettività, come faranno i difensori di questa fantomatica legalità  a iniziare e a portare a termine questo progetto di Grande valenza sociale, quando la Procura di Bergamo ha da mesi aperto un’indagine sulla Cooperativa Ruah, cooperativa specializzata nell’accoglienza dei migranti nella città lombarda con oltre 1500 richiedenti asilo, e l’inchiesta ha già visto 3 arresti e decine di avvisi di garanzia.

Il presidente della Ruah, Bruno Goisis, è indagato per il reato di associazione a delinquere poiché sembra gestisse un sistema per far soldi sulla pelle dei migranti. Da intercettazioni risulta un legame tra Goisis e la deputata del PD Elena Carnevali che puntava a essere rieletta alle politiche del 4 marzo 2018. Sembra esistesse uno scambio di favori tra la Cooperativa Ruah e il PD nella campagna elettorale, che vedeva sfruttato il  lavoro dei profughi che venivano usati per volantinare in favore del PD Bergamasco. In un’altra intercettazione tra Goisis e il Viceprefetto Adriano Coretti (indagato per abuso d’ufficio), il viceprefetto svela un possibile meccanismo che avrebbe fatto incassare più soldi alle Cooperative, che consisteva nel continuare ad ospitare nelle strutture pubbliche profughi che in realtà non avrebbero più dovuto rimanerci. Escamotage che ha consentito per chissà quanto tempo al costituito gruppo criminale di continuare a percepire indebitamente la diaria giornaliera di 35 euro a migrante.

Il PD bergamasco in questi anni ha sempre lavorato perché allo sgombero seguisse un progetto realizzabile al servizio della comunità.

Esulta la Lega sfruttando ogni occasione contro i migranti: “oggi si vigili, si dia un futuro certo alla Cascina e si lavori per portare sicurezza anche in centro città” scrive il deputato e consigliere Roberto Ribolla (ribollito) della giunta Salvini. Parafrasando la saggezza popolare, la Lega ben sa come mettere fieno in cascina e i 49 milioni di euro le permetteranno di superare inverni difficili per anni e anni a venire. Questa  associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato, sfruttamento del lavoro, inadempimento di contratti di pubbliche forniture e di turbativa d’asta, vede coinvolti per diversi reati Padre Zanotti agli arresti domiciliari, Annamaria Preceruti presidente della Cooperativa Rinnovamento di Antegnate, l’economo Trezzi di Crema, la Caritas di Bergamo (potente istituzione bergamasca nella gestione dei migranti), il Patronato S. Vincenzo, la cooperativa Ruah, una funzionaria all’assessorato ai servizi sociali di Palazzo Frizzoni e i tre Viceprefetti indagati per abuso d’ufficio.

 

Bergamo, Ottobre 2020
Comitato 7×7

 

Alcuni dei giornali di riferimento che hanno pubblicato queste notizie sono sotto citati:

Cremona Oggi del 17 giugno 2020 “Migranti sfruttati e truffa – Arrestato economo cremasco e indagati funzionari pubblici”

Corriere della Sera 17 settembre 2020 “Inchiesta sui richiedenti asilo – indagati Don Visconti, Ruah e funzionari pubblici – l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla truffa” (80npersone sotto la lente)

Bergamo News 7 luglio 2020 “ la richiesta: la Prefettura sospenda i contratti con le coop finite nell’inchiesta dell’accoglienza”

Bergamonews.it/2019/02/17/le-polemiche-sopralluogo-cascina-ponchia-tecnici-comune-ats

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Lo sgombero della Cascina di via Ponchia a Bergamo

Martedì 6 ottobre uno spiegamento di un centinaio di agenti di vari corpi di polizia, con una quindicina fra blindati ed auto, hanno circondato la Cascina vuota, poi degli operai hanno murato varie entrate dello stabile, che dal 2013 era usufruito come spazio autogestito da giovani, da noi anarchici e da molte altre realtà sociali che avevano deciso di utilizzare questo ex asilo, che il Comune, proprietario, aveva lasciato colpevolmente degradarsi. Siamo proprio in un mondo che va al contrario: coloro che mal gestiscono i beni pubblici o volevano svendere l’immobile sono considerati amministratori rispettabilile persone che si sono impegnate a riutilizzare questo spazio per sviluppare indipendenza sociale, eseguendo un minimo di manutenzioni, tagliando erbacce, pulendolo e salvaguardandolo dall’abbandono, sono considerate dei delinquenti. Già un paio di anni fa l’amministrazione comunale aveva abbozzato un progetto di riutilizzo dell‘area per la costruzione di 9 minialloggi per donne in difficoltà, che dovevano essere realizzati e gestiti dall’associazione Ruah (recentemente indagata per truffa a danno dello Stato!) che sembra avesse da investire 1,5 milioni di Euro!?? Finora però di concessioni edilizie e d’inizio dei lavori nessuno ne aveva mai dato notizia. Oggi invece sono stati emessi da un giudice 13 procedimenti penali verso presunti occupanti; di cosa? di uno stabile abbandonato? a chi avrebbero sottratto il bene? Se il Comune voleva e vuole realmente ristrutturare, bastava e basta comunicarlo, lasciando un paio di mesi per sgomberare le varie suppellettili non di sua proprietà. Solo dopo si potrebbe parlare di occupazione abusiva con sottrazione del bene… Sintomo ulteriore di un mondo che va al contrario, ci tocca leggere dichiarazioni di esponenti dell’opposizione che inneggiano alla legalità, quando il loro partito è stato condannato per sottrazione di 49 milioni di € di fondi pubblici, per non parlare delle innumerevoli indagini giudiziarie che coinvolgono praticamente tutti i partiti politici parlamentari, il cui più grande impegno, riteniamo, sia quello di occupare poltrone per percepire lauti stipendi, rispetto al poco lavoro reale che svolgono Usare spazi lasciati inutilizzati non può essere un reato; le tante energie spese per bloccare l’uso della Cascina consigliamo di rivolgerle altrove: scoprire per esempio i nazifascisti che almeno 3 volte sono entrati nello stabile imbrattandolo di minacce, danneggiandolo ed allagandolo oppure scoprire coloro che hanno quasi assassinato nel 1996 dei giovani che riutilizzavano temporaneamente uno stabile abbandonato di via Legrenzi; perseguire le malversazioni… Siamo i primi ad augurarci che i 9 alloggi siano pronti e assegnati entro la fine del prossimo anno, anche se, come abbiamo già scrittoriteniamo che in città vi siano spazi migliori da adeguare allo scopo, con minore spesa. Cittadini! Non fatevi condizionare da tante scemenze scritte da pennivendoli e politici che sono solo bravi a buttarla in caciara per camuffare il loro odio politico e le loro pratiche per la creazione di asservimento clientelare. I beni pubblici devono servire all’autonomia del corpo sociale, non alla sua sottomissione o peggio all’affarismo dei  politicanti e dei loro cortigiani.

 Spazio Anarchico Underground

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Ricordando Gaetano Bresci, contro ogni corona…

In un’epoca di Corona virus…

noi, contro tutte le corone, i regimi, le chiese, le associazioni, gli organismi e le persone autoritarie!

Ricordando Gaetano Bresci, a 120 anni dall’eliminazione di un re italiano assassino, ci troviamo per una pizzata conviviale alla pizzeria Alba di Lonno, mercoledì 29 luglio 2020 alle ore 20.

Pizza, vino (offerto dalla pizzeria), caffè: 15 € con sottoscrizione.

Birre, liquori, dolci, ognuno se li paga a parte.

Viva la libertà ed il pensiero libertario!

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Epidemia? Strage di stato!

Volentieri diffondiamo il testo elaborato dalla Federazione Anarchica Torinese che ci sembra una lucida analisi della situazione attuale.

§

I carri funebri sono in fila di fronte al cimitero di Bergamo. Quest’immagine, più di tante altre, ci mostra in tutta la sua crudezza la realtà. Non si può neppure lasciare un fiore. Non li hanno neppure potuti accompagnare verso la fine. Sono morti soli, lucidi, affogando lentamente.

Dalle finestre, ad ore stabilite, la gente grida, canta, batte le stoviglie e si riunisce in uno spirito nazionalista evocato da politici e media. “Tutto andrà bene. Ce la faremo”.

Il governo con editti che si sono susseguiti a ritmo frenetico ha sospeso il dibattito, persino il flebile confronto democratico, persino il rito esausto della democrazia rappresentativa e ci ha arruolati tutti. Chi non obbedisce è un untore, un criminale, un folle.

Intendiamoci. Ciascuno di noi è responsabile dei propri atti. Noi anarchici lo sappiamo bene: per noi la responsabilità individuale del proprio agire è il perno di una società di liber* ed eguali.

Avere cura dei più deboli, degli anziani, di chi, più degli altri, rischia la vita è un dovere che sentiamo con grande forza. Sempre. Oggi più che mai.

Un dovere altrettanto forte è quello di dire la verità, quella verità, che chiusi nelle case di fronte alla TV, non filtra mai. Eppure è, in buona parte, sotto gli occhi di tutti.

Chi cerca una verità nascosta, un oscuro complotto ordito dal proprio cattivo preferito, chiude gli occhi di fronte alla realtà, perché chi li apre si batte per cambiare un ordine del mondo ingiusto, violento, liberticida, assassino.

Ogni giorno, anche oggi, mentre la gente si ammala e muore, il governo italiano spreca 70 milioni di euro in spese militari. Con i 70 milioni spesi in uno solo dei 366 giorni di quest’anno bisestile si potrebbero costruire ed attrezzare sei nuovi ospedali e resterebbe qualche spicciolo per mascherine, laboratori analisi, tamponi per fare un vero screening. Un respiratore costa 4.000 mila euro. Quindi si potrebbero comprare 17.500 respiratori al giorno: molti di più di quelli che servirebbero ora.

In questi anni tutti i governi che si sono succeduti hanno tagliato costantemente la spesa per la sanità, per la prevenzione, per la vita di noi tutti. Lo scorso anno, secondo le statistiche, per la prima volta le aspettative di vita si sono ridotte. Tanti non hanno i soldi per pagare le medicine, i ticket per le visite e le prestazioni specialistiche, perché devono pagare il fitto, il cibo, i trasporti.

Hanno chiuso i piccoli ospedali, ridotto il numero di medici e infermieri, tagliato i posti letto, obbligato i lavoratori della sanità a fare straordinari, per sopperire ai tanti buchi.

Oggi, con l’epidemia, non ci sono più code agli sportelli, non ci sono più liste di attesa di mesi ed anni per un’indagine diagnostica: hanno cancellato le visite e gli esami. Li faremo quando passerà l’epidemia. Quanta gente si ammalerà e morirà di tumori diagnosticabili e curabili, quanta gente vedrà peggiorare le proprie patologie perché hanno messo in quarantena quello che restava della sanità pubblica? Intanto le cliniche e gli ambulatori privati fanno qualche mossa pubblicitaria e moltiplicano gli affari, perché i ricchi non restano mai senza cure.

Per questo il governo ci vuole ai balconi a cantare: “Siam pronti alla morte. L’Italia chiamò”. Ci vogliono zitti e ubbidienti come bravi soldati, carne da macello, sacrificabile. Dopo, chi resta sarà immune e più forte. Sino alla prossima pandemia.

Per questo dai nostri balconi, sui muri delle città, nelle code per la spesa, diciamo a voce alta, nonostante la mascherina, che siamo di fronte ad una strage di Stato. Quanti morti si sarebbero potuti evitare se i governi di questi anni avessero fatto scelte di tutela della nostra salute?

Non si è trattato di un errore ma di una scelta criminale.

Gli infettivologi negli anni hanno avvertito del rischio che correvamo, che una pandemia grave era possibile. Sono rimaste voci nel deserto.

La logica del profitto non consente cedimenti. Quando tutto sarà finito le industrie farmaceutiche che non investono in prevenzione faranno affari. Lucreranno con i medicinali scoperti dai tanti ricercatori che lavorano per la comunità e non per arricchire chi è già ricco.

Ci avevano abituati a credere di essere immuni alle pestilenze che affliggono i poveri, quelli che non hanno mezzi per difendersi, quelli che non hanno neppure accesso all’acqua potabile. Dengue, ebola, malaria, tubercolosi erano le malattie dei poveri, delle popolazioni “arretrate”, “sottosviluppate”.

Poi, un giorno, il virus si è imbarcato in business class e ha raggiunto il cuore economico dell’Italia. E niente è più stato come prima.

Non subito però. Media, esperti, governo ci hanno raccontato che la malattia uccide solo gli anziani, i malati, quelli che hanno anche altre patologie. Niente di nuovo. È un fatto normale: non serve una laurea in medicina per saperlo.

Così tutti gli altri hanno pensato che alla peggio avrebbero fatto un’influenza in più. Quest’informazione criminale ha riempito le piazze, gli aperitivi, le feste. Non per questo viene meno la responsabilità individuale, che passa anche dalla capacità di informarsi e capire, ma toglie un pizzico di quell’aura di santità che il governo sta cercando di indossare, per uscire indenne dalla crisi. E chissà? Magari anche più forte.

Ci raccontano che la nostra casa è l’unico posto sicuro. Non è vero. I lavoratori che ogni giorno devono uscire per andare in fabbrica, senza nessuna vera protezione, nonostante i contentini offerti da Confindustria ai sindacati di stato, tornano ogni giorno a casa. Lì ci sono parenti anziani, bambini, persone deboli.

Solo una piccola parte di chi esce per fare la spesa o prendere un po’ d’aria ha delle protezioni: maschere, guanti, disinfettanti non sono disponibili neppure negli ospedali.

Il governo sostiene che le protezioni non servono se si è sani: è una menzogna. Quello che ci dicono sulla diffusione del virus lo smentisce in modo chiaro. La verità è un’altra: a due mesi dall’inizio dell’epidemia in Italia il governo non ha acquistato e distribuito le protezioni indispensabili per bloccare la diffusione della malattia.

Costano troppo. In Piemonte i medici di base parlano al telefono alle persone che hanno la febbre, la tosse, il mal di gola, invitandoli a prendere antipiretici e a restare a casa per cinque giorni. Se peggiorano andranno poi in ospedale. A nessuno viene fatto il tampone. Chi vive con questi malati si trova in trappola: non può lasciare solo chi soffre ed ha bisogno di assistenza, ma rischia di contagiarsi a sua volta se l’affezione respiratoria fosse dovuta a coronavirus. Quanti si sono infettati senza saperlo e hanno poi diffuso la malattia ad altri, uscendo senza protezioni?

Gli arresti domiciliari non ci salveranno dall’epidemia. Possono contribuire a rallentare la diffusione del virus, non a fermarla.

L’epidemia diventa occasione per imporre condizioni di lavoro che consentono alle aziende di spendere meno e guadagnare di più. Gli editti di Conte hanno previsto lo smart working ovunque fosse possibile. Le aziende ne approfittano per imporlo ai propri dipendenti. Si sta a casa e si lavora via internet. Il telelavoro è regolato da una legge del 2017 che prevede che le aziende possano proporlo ma non imporlo ai dipendenti. Dovrebbe quindi essere soggetto a un accordo che dia ai lavoratori garanzie su orario, forme di controllo, diritto alla copertura delle spese di connessione, copertura in caso di infortunio. Oggi, dopo il decreto emanato dal governo Conte per fronteggiare l’epidemia di Covid 19, le aziende possono obbligare allo smart working senza accordi né garanzie per i lavoratori, che devono anche essere grati per la possibilità di stare in casa. L’epidemia diventa quindi pretesto per l’imposizione senza resistenze di nuove forme di sfruttamento.

Per i lavoratori normati si prevedono cassa integrazione e fondi integrativi; per i precari, le partite IVA e i parasubordinati non ci saranno coperture, tranne qualche briciola. Chi non lavora non ha alcun reddito.

Chi osa criticare, chi osa raccontare verità scomode, viene minacciato, represso, messo a tacere.

Nessun media mainstream ha ripreso la denuncia degli avvocati dell’associazione infermieri, un’istituzione che non ha nulla di sovversivo. Infermiere ed infermieri sono descritti come eroi, purché si ammalino e muoiano in silenzio, senza raccontare quello che succede negli ospedali. Gli infermieri che raccontano la verità sono minacciati di licenziamento. A quelli che vengono contagiati non viene riconosciuto l’infortunio, perché l’azienda ospedaliera non sia obbligata a pagare indennizzi a chi si trova ogni giorno a lavorare senza protezioni o con protezioni del tutto insufficienti.

L’autonomia delle donne viene attaccata dalla gestione governativa dell’epidemia di Covid 19.
La cura dei bambini che restano a casa perché le scuole sono chiuse, gli anziani a rischio, i disabili ricadono sulle spalle delle donne, già investite in modo pesante dalla precarietà del lavoro.
Intanto, in sordina, nelle case trasformate in domicili coatti, si moltiplicano i femminicidi.

Nel fragoroso silenzio dei più, durante la rivolta delle carceri sono morti 15 detenuti. Sulla loro morte non è trapelato nulla, se non le veline della polizia. Alcuni, già in gravi condizioni, non sono stati portati in ospedale ma caricati sui cellulari e portati a morire in carceri lontane centinaia di chilometri. Una strage, una strage di Stato.

Gli altri sono stati deportati altrove. Le carceri scoppiano, ai reclusi non è garantita la salute e la dignità nemmeno in condizioni “normali”, sempre che sia normale rinchiudere le persone dietro le sbarre. Per salvaguardarli il governo non ha trovato di meglio che sospendere i colloqui con i parenti, mentre ogni giorno i secondini possono andare e venire. La rivolta dei reclusi è divampata di fronte al rischio concreto del diffondersi del contagio in luoghi dove il sovraffollamento è la norma. Chi ha sostenuto le lotte dei prigionieri è stato caricato e denunciato. La repressione, complici le misure contenute negli editti del governo, è stata durissima. A Torino hanno impedito anche un semplice presidio di parenti e solidali all’ingresso della prigione, schierando le truppe ad ogni accesso alle strade limitrofe al carcere delle Vallette.

I lavoratori che hanno fatto scioperi spontanei contro il rischio di contagio, sono stati a loro volta denunciati per aver violato gli editti del governo, perché manifestavano in strada per la loro salute.

Niente deve fermare la produzione, anche se si tratta di produzioni che potrebbero essere interrotte senza alcuna conseguenza per la vita di noi tutti. La logica del profitto, della produzione, viene prima di tutto.

Il governo teme che, dopo la rivolta delle carceri, si possano aprire altri fronti di lotta sociale. Da qui il controllo poliziesco ossessivo, l’impiego dell’esercito cui, per la prima volta, sono attribuite funzioni di ordine pubblico, e non di mero supporto alle varie forze di polizia. I militari diventano poliziotti: il processo di osmosi cominciato qualche decennio fa arriva a compimento. La guerra non si ferma. Missioni militari, esercitazioni, poligoni di tiro vanno a pieno ritmo. È la guerra ai poveri al tempo del Covid 19.

Il governo ha vietato ogni forma di manifestazione pubblica e ogni riunione politica.

Rischiare la vita per il padrone è un dovere sociale, cultura e azione politica sono considerate attività criminali.

Si tratta del tentativo, neppure troppo velato, per impedire ogni forma di confronto, discussione, lotta, costruzione di reti solidali che consentano davvero di dare sostegno a chi è maggiormente in difficoltà.

La democrazia ha i piedi di argilla. L’illusione democratica si è sciolta come neve al sole di fronte all’epidemia. Si accettano con entusiasmo provvedimenti ex cathedra del presidente del consiglio: nessun dibattito, nessun passaggio dal tempio della democrazia rappresentativa, ma semplice editto. Chi non lo rispetta è un untore, un assassino, un criminale, e non merita pietà.
In questo modo i veri responsabili, quelli che tagliano la sanità e moltiplicano la spesa militare, quelli che non garantiscono le mascherine neppure agli infermieri, quelli che militarizzano tutto ma non fanno i tamponi perché “costano 100 euro” si firmano l’assoluzione con il plauso dei prigionieri della paura.

La paura è umana. Non dobbiamo vergognarcene, ma non dobbiamo neppure permettere agli imprenditori politici della paura di usarla per ottenere il consenso a politiche criminali.

Noi ci siamo battuti per impedire che chiudessero i piccoli ospedali, che spazzassero via presìdi sanitari preziosi per tutti. Eravamo in piazza a fianco del lavoratori del Valdese, dell’Oftalmico, del Maria Adelaide, dell’ospedale di Susa e di tanti altri angoli della nostra provincia.

In novembre eravamo in piazza per contestare la mostra mercato dell’industria aerospaziale di guerra. Noi lottiamo ogni giorno contro il militarismo e le spese di guerra. Noi siamo sui sentieri della lotta No Tav, perché con un metro di Tav si pagano 1000 ore di terapia intensiva.

Noi oggi siamo a fianco di chi non vuole morire in galera, dei lavoratori caricati e denunciati, perché protestano contro la mancanza di tutele contro la diffusione del virus, con gli infermieri e le infermiere che lavorano senza essere protetti e rischiano il posto perché raccontano quello che succede negli ospedali.

Oggi tanta parte dei movimenti di opposizione politica e sociale tace, incapace di reagire, schiacciata dalla pressione morale, che criminalizza chi non accetta senza discutere la situazione di crescente pericolo innescata dalle scelte governative di ieri e di oggi.
Limitare gli spostamenti e i contatti è ragionevole, ma è ancor più ragionevole lottare per poterlo fare in sicurezza. Dobbiamo trovare i luoghi e i modi per lottare contro la violenza di chi ci imprigiona, perché non sa e non vuole tutelarci.
Da anarchici sappiamo che la libertà, la solidarietà, l’uguaglianza nelle nostre mille diversità si ottiene con la lotta, non la si delega a nessuno e men che meno ad un governo, la cui unica etica è il mantenimento delle poltrone.

No. Noi non siamo “pronti alla morte”. Non vogliamo morire e non vogliamo che nessuno si ammali e muoia. Non ci facciamo arruolare nella fanteria destinata al massacro silente. Siamo disertori, ribelli, partigiani.

Pretendiamo che le carceri siano svuotate, che chi non ha casa ne abbia una, che la spesa di guerra sia cancellata, che a tutti siano garantiti gli esami clinici, che ciascuno abbia i mezzi per proteggere se stesso e gli altri dall’epidemia.

Non vogliamo che sopravvivano solo i più forti, noi vogliamo che anche chi ha vissuto tanto, possa continuare a farlo.

Vogliamo che chi sta male possa avere accanto qualcuno che lo ama e possa confortarlo: con due cacciabombardieri F35 in meno potremo avere tute e ogni protezione necessaria perché nessuno muoia più da solo.

Tutto andrà bene? Ce la faremo? Dipende da ciascuno di noi.

I compagni e le compagne della Federazione Anarchca Torinese, riuniti in assemblea il 15 marzo 2020.

Dedichiamo questo nostro scritto alla memoria di Ennio Carbone, un anarchico, un medico che ha dedicato la propria vita alla ricerca scientifica cercando di sottrarla alla voraci mani dell’industria che finanzia solo quello che rende.

Lui, in tempi non sospetti, ci parlò del rischio di una pandemia come quella che viviamo oggi.

La sua voce, la sua esperienza, ci mancano in questi giorni difficili.

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