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Milano, 5 marzo – L’assalto antivivisezionista

Sabato 5 marzo circa 3.000 persone si sono ritrovate in Piazza Duca D’Aosta a Milano, davanti alla stazione centrale, per il corteo nazionale indetto dal Coordinamento Fermare Green Hill. Migliaia di voci per un unico obiettivo: dire NO alla vivisezione e pretendere la chiusura immediata di Green Hill, l’allevamento di cani beagle di Montichiari (BS), mantenuto aperto solo dall’inerzia dei politici e della Regione.
Migliaia di persone partono in corteo e marciano per le strade con cori, slogan, cartelli e striscioni che rendono il corteo vitale e ben visibile. Vogliamo andare verso il centro città, negato dalla questura a soli tre giorni dal corteo, nonostante precedenti accordi. La folla decide che non ci sta, che non si fa tappare la bocca, che il silenzio deve finire. In Porta Venezia il corteo si allarga, prende l’altra corsia del viale, prende corso Buenos Aires, prende tutta la piazza e blocca la circolazione del traffico milanese in un nodo cruciale. Milano è in tilt, è in mano nostra. Porta Venezia viene trasformata in luogo pedonale e di protesta, le macchine non passano, echeggiano gli slogan e l’energia è tantissima. Tutti vogliono andare in centro. Abbiamo detto che ci andremo comunque e comunque ci andremo, in un modo o nell’altro. Un crocevia di strade perennemente solcate da automobili diventa per un’ora luogo in cui sedersi, far giocare i cani e conoscere la propria forza, quella derivante dall’unione di individui determinati nelle proprie idee.
La presa di Porta Venezia è luogo di trattativa, diciamo alla questura che sbloccheremo il traffico quando ci verrà data possibilità di arrivare col corteo dove concordato fino a pochi giorni prima. Da parte loro nessun accenno a sbloccare la situazione, nessuna volontà a farci arrivare nel centro di Milano, dove il nostro corteo contro la vivisezione e contro la Regione Lombardia e tutti i politici che stanno giocando sulla vita dei cani di Green Hill, avrebbe avuto troppa visibilità. Evidentemente le pressioni dei vivisettori o di chissà chi altro sono state forti. Da parte loro un unico messaggio: potete stare qui ma in centro non ci andate.
E così alle 17.30 viene annunciato lo scioglimento del corteo. Ci sciogliamo ma con un invito, quello di ritrovarci tutti in Piazza Duomo. Non passa un minuto che tutti stanno scendendo nelle metropolitane, nonostante il tentativo delle forze dell’ordine di bloccarne l’accesso, senza riuscirci minimamente. Il primo treno viene preso d’assalto, centinaia di manifestanti salgono sopra e partono. Dall’altoparlante viene annunciato che il treno salterà alcune fermate, ovviamente quella di Duomo e le più limitrofe, alcune stazioni sono state chiuse. La questura cerca di allontanarci ancora dal centro e la rabbia non fa che aumentare. Ma all’arrivo alla prima fermata dal treno scendono centinaia di manifestanti, e all’uscita di via Dante un fiume di persone con striscione di apertura, tamburi, megafoni, fischietti e decine di cartelli si forma spontaneamente marciando verso piazza Duomo. Tutti sentono la forza e l’energia che sprigiona da questo corteo, così deciso e così vitale, formato da persone forti di non essersi fatte fermare da nulla e da nessuno, compatte e determinate.
Dall’altra parte del centro invece un altro corteo si forma, composto da persone arrivate alla spicciolata a piedi, riunitesi in diverse fermate della metropolitana, ritrovatesi per strada, uscite alla fermata di Via Palestro. Anche queste partono in corteo fino a Piazza Duomo, percorrendo tutto Corso Vittorio Emanuele, via tabù per ogni manifestazione, la cui pace viene spezzata per la prima volta da cori contro la vivisezione, dalla voglia di liberarsi di uno dei peggiori orrori del mondo in cui viviamo.
Alla fine ci si ritrova tutti in Piazza Duomo, si riempie parte del sagrato, ci si riunisce dietro agli striscioni, si spiega alla gente cosa sta accadendo, perché le scalinate del Duomo sono cordonate da polizia in antisommossa che cerca di arginare l’idea antivivisezionista. Gli animi sono alle stelle e gli applausi e le ovazioni per essersi ripresi il centro sono fortissimi, l’emozione è veramente tanta e anche il sostegno dei passanti è notevole.
E’ stata una giornata intensa ma proficua. Tutti tornano a casa convinti di avere dato un forte segnale alla città di Milano, a chi la gestisce, a chi vuole mettere sotto silenzio il dissenso e fermare le proteste. Un segnale che anche per la Regione e i suoi politici pieni di promesse non può essere passato inosservato, nonostante la solita scarsa presenza di notizia sui media. Sta a questi politici adesso decidere che fare, se continuare a tergiversare, mantenendo aperto un lager per animali, o muoversi nella giusta direzione.
Tutti sappiamo oggi che abbiamo più forza e che non possono fermarci, che la chiusura di Green Hill dipende da tutti noi e che ce la metteremo tutta per ottenerla il prima possibile!

http://www.fermaregreenhill.net/wp/milano-5-marzo-lassalto-antivivisezionista/

Posted in Comitato Liberazione Animale BG, FuoriProvincia.

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